martedì 15 luglio 2014

Io non sono normale: SO STARE DA SOLO

Un tempo c’erano gli scapoli e le zitelle.

Gli scapoli spesso… erano d’oro.

Le zitelle, invece… erano acide.

Gli scapoli erano misteriosi e affascinanti.

Le zitelle erano brutte e un po’ sfigate.

Oggi ci sono i single.

E, per fortuna, sono unisex!

Ma l’evoluzione dello scapolo e della zitella mantiene comunque un alone di sfiga, come se il fatto di non essere in coppia segnalasse un fallimento.

“Insomma, se uno è single, qualcosa dev’essere andato storto!”

Così in molti sfuggono la singletudine e preferiscono tenere i piedi ben piantati dentro a qualche storia sentimentale.

Anche quando la storia in questione non funziona più, perché la passione è finita da un pezzo (o forse non c’è mai stata).

Il chiodo scaccia chiodo, rimane ancora oggi il metodo più in voga per liberarsi dai legami diventati obsoleti.

E in tanti preferiscono trascinarsi dentro relazioni ormai finite, rimandando la separazione a quando un nuovo amore si profilerà all’orizzonte.

Perché, fino a quel miracoloso momento, la vita di coppia, anche se tormentata e priva di entusiasmo, è considerata preferibile a una convivenza… con se stessi.

 

Chiudere una relazione e permettersi di stare da soli è una scelta per pochi indomiti spiriti liberi.

“Probabilmente asociali, allergici ai legami e incapaci di condividersi!”

Questo il giudizio che, come una condanna, pesa su chi, dopo aver concluso un rapporto preferisce evitare di buttarsi subito a capofitto dentro un altro.

“Non arrenderti!!! Vedrai che troverai un partner migliore!!” l’incoraggiamento non tarda ad arrivare nei commenti di parenti, amici e conoscenti.

La capacità di stare soli, purtroppo, è ancora una prerogativa di pochi.

Quando, usciti da una storia d’amore, ci si ritrova single, di solito si preferisce sfuggire se stessi… in extremis anche solo fantasticando sul prossimo partner! Che, come un miraggio, calmerà l’arsura affettiva e porterà nuova linfa alla vita.

Ma demandare a un mitico principe azzurro, o principessa azzurra, la rivitalizzazione del nostro entusiasmo esistenziale significa rinunciare all’indipendenza e lasciare che qualcun altro la gestisca per noi.

 

Certo, delegare le responsabilità, è un modo molto diffuso per sentirsi sempre nel giusto e dalla parte dei buoni!

Questo meccanismo di fuga dal disappunto dei propri casini e dal dolore dei fallimenti, però, ha un costo psicologico molto alto.

Infatti, blocca la crescita interiore e impedisce l’evolversi di una sana autostima.

Significa sfuggire alla vita, impedendosi di fare un bilancio delle proprie scelte e dei risultati ottenuti.

L’autostima nasce dalla capacità di imparare dai propri errori e di tollerarne le conseguenze.

Quando sfuggiamo noi stessi, rifugiandoci nella speranza di un colpo di fulmine miracoloso e rivitalizzante, paradossalmente corriamo a grandi falcate verso un altro fallimento.

Perché, senza una sana revisione e una messa a punto dei comportamenti, il nostro inconscio ci guiderà nuovamente in una situazione analoga alla precedente e perciò destinata anch’essa a fallire.

 

La fine di un rapporto ci lascia sempre svuotati e soli, sommersi da un senso di delusione e di inutilità delle nostre scelte e della vita.

Il vissuto di fallimento accompagna inevitabilmente tutte le separazioni.

Saperlo attraversare vuol dire costruire il cambiamento, permettersi di incontrare le proprie difficoltà, accogliere anche quelle parti di sé poco edificanti, infantili, inadeguate, e imparare una verità più grande, su se stessi e sugli altri.

Sopportare quel senso di sconfitta, senza cercare di evitarlo a tutti i costi, conduce verso una nuova maturità, più consapevole, più onesta e più attenta ai nostri bisogni personali, e perciò anche a quelli di chi amiamo. Ci fa diventare delle persone migliori.

Percorrere da soli il cammino necessario a incontrare anche le parti di noi che non ci piacciono, è una prova che solamente pochi riescono ad affrontare.

La maggior parte delle persone preferisce sfuggire l’analisi e l’ascolto di sé, proiettando su un nuovo amore la soluzione di tutti i problemi.

 

Le storie che nascono sulle macerie di altri rapporti sono destinate a un futuro complicato, difficile e incerto.

Non è mai chiaro, infatti, quanto siano servite da propulsione per superare vecchie difficoltà e quanto siano il frutto di una reale evoluzione interiore.

Saper stare da soli è il presupposto indispensabile per trasformare la separazione in un cambiamento in grado di condurci verso nuove possibilità.

Permette di innamorarsi… per amore!

E non per necessità.

http://carlasalemusio.blog.tiscali.it/2013/01/22/io-non-sono-normale-so-stare-da-solo/ 

3 commenti:

  1. Mai parole furono più vere e saggie di queste :-)).
    Subito dopo la mia separazione mi sentiii libera,non che prima stessi male,ma vi era ancora qualcosa da fare:crescere.Quella crescita indirettamente e che per pigrizia,abbandonai alla deriva per godere dei privilegi che porta un rapporto a due quando tutto è divisibile(quindi pesa meno) se non additittura certe cose lasciarle solo sulle spalle dell'altro.
    Qualcosa però bussava forte,una vocina urlava tanto...-Carola hai ancora molto da fare alza il culo-...e separazione fu!.
    Va bene è un riassunto molto stretto...in realtà c'è una lunga storia dietro ma questa è una delle tante sfumature che hanno avuto un ruolo negli ultimi dieci anni della mia vita.
    Non ho mai compreso bene, prima la necessità di stare in coppia, ho inizato a comprenderla ancora meno dopo la separazione.Ora ho una relazione, ma tutto si gioca in modo diverso e sarà forse grazie alla distanza che non sento ingerenza nel mio spazio,nelle mie scelte, nel mio quotidiano...per alcuni anni della mia vita sono stata un po' in vacanza dalla vita stessa cullata dalla convivenza...poi sono ritornata sola con tutto il piacere di riscoprimi anche attraverso le difficoltà.
    Cosa mi spaventa oggi di una realazione?La convivenza,il suo schema,i ruoli ben distinti,la mancaza di maturità interiore e d'indipendenza di uno dei due, tutto quello che porterebbe un rapporto alla deriva, quando uno dei due limita se stesso,i suoi spazi,le sue esperienze necessarie per crescere in nome di un sentimento,forse impropriamente chiamato amore, che genera più una prigione interiore che la vera libertà di cui un sentimento gioiso come l'amore e la condivisione delle esperienze della propria vita (non necessariamente di una casa) ne dovrebbero realmente godere,sentendosi liberi e forti in due ma mai dipendenti e limitati.

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  2. Concordo Carolina, sono parole sagge, in effetti lo stare da soli consente di individuare la nostra strada, ci accresce spiritualmente ed emotivamente e ci fa accoppiare per amore e non per "costume". Un legame che ha delle basi d'amore è quello che auspicheremo per tutti.

    Questo articolo ci induce anche a pensare alla vera natura dei nostri legami, potremo così effettuare degli aggiustamenti che garantiscano la spesso assente gratificazione nella vita di coppia.

    Grazie Carolina anche per la tua testimonianza, molto bella perchè autentica.
    A presto.

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  3. Separata in via di divorzio sono single da 5 anni dopo un matrimonio trascinato con insana insistenza per 30 anni...credo di rimanere single ancora un po di tempo avendo capito di essere fortemente in debito con me stessa in termini di attenzione ai miei bisogni di varia natura anche solo di conoscere meglio me stessa...credo di avere il dovere di conoscermi meglio prima di pensare di conoscere un altra persona ..ho molto ancora da recuperare...ti ringrazio Marcello di questo onesto articolo come del resto tutti gli articoli che posti...

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