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venerdì 23 giugno 2017

Diventerai ciò di cui ti nutri

Diventerai ciò di cui ti nutri

Spiacente per gli amici vegetariani o vegani, ma il nutrimento di cui parlo qui, oggi, ha poco a che fare con ciò che mangiamo, per quanto io trovi che a un certo punto anche le nostre abitudini alimentari cambieranno a seguito di un onesto lavoro su noi stessi.

Il nutrimento cui sarebbe importante prestare attenzione è quello sottile, vibrazionale, emotivo cui ci sottoponiamo in quei momenti in cui non ci siamo, quegli spazi che ci prendiamo per noi stessi e nei quali ci abbandoniamo a quelli che consideriamo momenti di rilassamento. Sono quelli i momenti di maggior permeabilità delle sfere inconsce e quelli, spesso, i momenti in cui ci mettiamo davanti a tv, cinema, film, libri e musica varia. Fin qui niente da eccepire.

Quello che dovremmo cominciare a vedere con consapevolezza è innanzitutto il contenuto emotivo di quello a cui ci esponiamo, il messaggio profondo che ciò cui ci esponiamo veicola. Sebbene questo contenuto possa essere usato per rilasciare, molto più spesso di quanto non pensiamo il materiale che ci attraversa viene preso e accettato inconsciamente senza censure e da lì passa direttamente a stimolare qualcosa nel subconscio.

Dall'horror alla soap-opera il messaggio 'esterno' solletica continuamente, a livello emotivo, le nostre corde interne richiamando contenuti non risolti, conti in sospeso, vecchi ricordi, aspettative e anche, purtroppo, memorie genealogiche (e probabilmente la nostra genealogia non ha mai brillato per consapevolezza e centratura).

Da quello stimolo esterno accettato passivamente scaturiscono bisogni, desideri ma anche inquietudini, paure e proiezioni negative d'ogni genere. Da quegli stimoli esterni possono scaturire comportamenti e azioni del tutto irrazionali.

Quello che leggiamo, la musica che ascoltiamo, i film che guardiamo e in generale la cultura alla quale partecipiamo, lascia solchi nel nostro subconscio, solchi tanto più profondi quanto più continuativa e ripetuta è stata l'esposizione. E questo influenza inevitabilmente la nostra vita e la nostra realtà, che noi lo vogliamo o meno.

Ciò dà una direzione alla nostra emissione senza che ce ne accorgiamo. Non c'è niente di male in questo perché chi più chi meno ne siamo tutti partecipi.

La domanda che dobbiamo farci è: ciò di cui mi nutro lo voglio davvero nel mio campo di esperienza?

Ciò di cui tutti si stanno nutrendo (perché così fan tutti, perché è giusto, perché va di moda o semplicemente perché non sembra esserci nulla di meglio in giro) è ciò di cui io voglio nutrirmi? Vi invito a rifletterci su. Vi invito a guardare quegli strati della sfocatura che affermano 'si fa così' solo perché hanno mutuato un modello dalla narrativa, dalla fantascienza, dai fumetti o da qualche cantautore. Se guardate bene ne troverete un bel po'.

Troverete strati di sfocatura nutriti da tradizioni, abitudini e tendenze millenarie che distruggono l'individualità delle persone e che nessuno ha il coraggio di cambiare perché dentro qualcosa dice che si è sempre fatto così. E il 'si è sempre fatto così' a mio parere, oggi, è il motivo di tanta mancanza di inventiva, di genio e di creatività.

Il 'lo fanno loro, devo farlo anch'io' è penetrato a fondo nella coscienza, così a fondo che oggi non si osa più pensare di potersi nutrire di qualcosa di differente da ciò che ci viene proposto dai canali 'ufficiali' e quindi di poter agire, pensare e creare in maniere differenti da quelle proposte dalla 'cultura' - anche purtroppo quella della cosiddetta spiritualità.

Allora a un certo livello di coscienza ci deve risultare chiaro che niente di quello cui ci esponiamo può più essere preso sotto gamba.
A un certo livello di coscienza tutto ciò che incontreremo ci mostrerà il suo vero scopo, non lo scopo di facciata, non la patina, ma il suo vero motivo di esistere e il suo vero messaggio. E magari un giorno sceglieremo di smettere di prestare attenzione a qualcosa che fino a poco tempo prima ci appassionava, ci avvinceva e ci teneva incollati alla tv o alle pagine di un libro, perché ne vedremo il vero senso (e molto spesso questo senso non ci piacerà).

Magari a un certo punto sceglieremo di nutrirci di qualcos'altro, qualcosa che avremo veramente scelto.

Andrea Panatta

martedì 5 luglio 2016

Chi è felice è pazzo

Chi è felice è pazzo

Dalle mie parti si usa dire così. Tanto vale, mi sono detto, scrivere un articolo per sfatare questo proverbio popolare che è al contempo IL PIU' GRANDE OSTACOLO ALLA REALIZZAZIONE DI SE. Ai nostri giorni, specie nella parte occidentale del mondo, conta molto di più l'apparire rispetto all'ESSERE. Basta accendere la Tv (per chi ancora lo fa) o collegarsi ad internet, per venire subito sommersi da pubblicità che invitano ad acquistare oggetti e servizi di diverso genere.

Queste pubblicità cercano, attraverso suoni ed immagini gradevoli, di trasmettere sensazioni ai potenziali acquirenti. Scopo di tutto ciò è quello di far credere a chi le osserva che solo comprando quel prodotto potranno essere felici, soddisfatti, avere donne, successo.

Scopo fondamentale della pubblicità è proprio quello di FARE SPOSTARE L'ATTENZIONE DELLE PERSONE DAL PROPRIO CENTRO VERSO L'ESTERNO. Così facendo, però, chi crede ancora nella pubblicità tenderà a sentirsi inadeguato e a provare una sensazione d'incompletezza fintanto che non riuscirà ad ottenere quel determinato prodotto reclamizzato.

Potrà anche accadere che, prima o poi, riesca ad acquistarlo ma, dopo pochissimo tempo, si sentirà più vuoto rispetto a quando lo desiderava. Dopotutto, scopo della pubblicità è quello di CREARE DEI BISOGNI ILLUSORI ALLO SCOPO DI GUADAGNARE ATTRAVERSO LA CREDULITA' DELLA GENTE.  

Da qui, ecco riallacciarmi al titolo del mio articolo: CHI E' FELICE E' PAZZO! Potrebbe essere diversamente? Nessuno crede di poter essere felice, semplicemente perchè il mondo esterno lo ha DECENTRATO, facendogli credere che, per raggiungere la felicità, OCCORRE ACQUISTARE, CONSUMARE SEMPRE DI PIU'.
Quale sarà la conseguenza di tutto ciò? La corsa sfrenata verso il possesso materiale di oggetti, servizi, persone e quant'altro possa compensare (sempre e solo temporaneamente) quel senso di vuoto artificiale indotto dagli spot commerciali. Ogni persona che pensa di poter trovare la gioia al di fuori di se, sarà destinata allo scontento eterno ma non solo.

Chi rivolge la propria attenzione all'esterno, credendo che la felicità debba provenire DA OGGETTI O SITUAZIONI, sarà destinato a FAR DIPENDERE LA PROPRIA FELICITA' DA FATTORI A LUI ESTERNI. L'unica cosa che otterrà saranno varie forme di dipendenza, RARAMENTE GIOIA. LE COSE MATERIALI, INFATTI, SONO SOLO ILLUSIONI.

Chi rimane centrato nonostante i bombardamenti da parte della pubblicità lo fa perchè HA GIA' TROVATO IL SUO EQUILIBRIO DIMORARE NEL SE. Ovviamente, quando non si cambia un abito a settimana, non si compra continuamente roba il più delle volte inutile e, nonostante tutto, si riesce ad Essere felici, si rischierà di essere presi per delle persone senza pretese, insignificanti, "non alla moda".

Ma tutto questo non è reale, è solo frutto di comportamenti pilotati dall'alto allo scopo di FAR ADEGUARE LE MASSE AI VOLERI DI POCHI CONOSCITORI DEI PROCESSI MENTALI SCATENANTI LE DIPENDENZE E, QUINDI, LE SCHIAVITU' NEI CONFRONTI DEGLI OGGETTI MATERIALI.

Ecco che, sarà "normale" che, quando vedremo per strada sorridere una persona su un'auto utilitaria, tenderemo a dire che è pazza, cosa ci sarà di tanto divertente, poi, nel ridere per il semplice gusto di farlo? Dopotutto, chi di noi non ha provato imbarazzo nel sorridere ad una bella giornata di sole per paura di essere giudicato pazzo?

COS'HAI DA RIDERE SE NON HAI? Chissà perchè, poi, tutte le persone che hanno e continuano a puntare ad avere oggetti, servizi, cose e persone, sono tutte insoddisfatte, tristi, malate, a volte muoiono. VALE LA PENA DI MORIRE PERCHE' SI VUOLE AVERE O E' MEGLIO VIVERE DA PAZZI DIMORANDO NEL SE?

In questo mondo di zombie emozionali, dove è quasi vietato rallegrarsi per il solo fatto di essere vivi e poter sentire i raggi del sole sulla propria pelle, potrà ancora esistere chi, nonostante tutto ciò, avrà ancora il coraggio di essere "pazzo" e sopravvivere al caos emozionale?

Cosa occorre per essere felici? Il semplice fatto di VOLERLO basta. Impariamo a sorridere e sorriderci di più allo specchio, ad amare la vita COSI' COM'E' senza aspettarci nulla, semplicemente VIVENDOLA, QUI E ORA. Se essere semplici e gioiosi significa essere "pazzi", allora questo sarà sempre meglio di vivere da schiavi per soddisfare i voleri delle multinazionali presenti in qualsiasi settore dell'economia.